Ernesto Pagano è un giovane reporter partenopeo con la passione per il giornalismo e per i paesi arabi. Dopo la laurea in studi islamici conseguita nel 2005 presso l’Università Orientale di Napoli, collabora con diverse testate giornalistiche e in particolare come documentarista per il programma televisivo di Rai3 Report. Si trasferisce poi al Cairo dove vive stabilmente per diversi anni e a cui dedica diversi servizi documentaristici. Il suo ultimo lavoro è il Napoliislam, docu-film sui napoletani convertiti all’Islam proiettato nel corso della prima edizione del City film festival di Napoli (domenica 30 novembre alle 21.00 presso l’Istituto Francese Grenoble) che lo ha anche prodotto.

 Come è nata l’idea di fare un docu-film sui napoletani convertiti all’Islam?

Questo progetto nasce diversi anni fa, quando frequentavo l’Università Orientale di Napoli; all’epoca ho avuto modo di conoscere alcuni colleghi che, attraverso lo studio della Shari’a (scienza giurisprudenziale islamica interpretata secondo la legge sacra), avevano deciso di convertirsi. Fra questi ha suscitato fortemente il mio interesse un ragazzo di nome Ciro originario del centro storico della città che mi ha aperto le porte e fatto luce nel mondo dell’islamizzazione europea. Ho iniziato a conoscere tantissime persone che insospettabilmente, perché provenienti da famiglie totalmente legate agli usi e costumi occidentali ma soprattutto partenopei, hanno deciso di convertirsi all’Islam rispettando peraltro i dettami di questa religione in maniera ancor più rigida rispetto ai tanti che risiedono nei luoghi dove l’Islamismo è religione di Stato. In breve questo documentario vuole accostare due realtà: quella dell’Islam e quella della città di Napoli, entrambe vittime di commenti stereotipati e spesso negativi.

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Secondo lei come riescono a convivere due culture così diverse in una città come Napoli?

Diciamo che quello che ho visto e sentito nel corso della realizzazione di Napoliislam mi ha stupito e mi ha aiutato a capire tante cose che non credevo potessero accadere. La maggior parte del girato è stato realizzato a piazza Mercato dove c’è la più grande Moschea di Napoli; il venerdì infatti una folla enorme di fedeli musulmani si riversa anche nella piazza per pregare, come folkloristicamente spiegano i napoletani: “a facc’ n’terr’” . Parecchi sono gli sguardi di disapprovazione in chi li osserva, ma non è così per la signora Maria, soprannominata simpaticamente dai negozianti della zona “la Musulmana”. La donna infatti li difende dalle critiche spiegando che secondo lei ognuno può credere in ciò che vuole purchè si comporti bene e non faccia del male al prossimo. Altra cosa simpatica che non conoscevo e che ho scoperto documentandomi per il film è che dietro piazza Garibaldi c’è una pasticceria che, oltre ai dolci tradizionali, ne prepara anche anche una grande varietà di tipicamente islamici tra i quali è inclusa anche la famosa sfogliatella napoletana realizzata con una ricetta leggermente modificata (non sono inseriti grassi animali all’interno dell’impasto) per consentirne il consumo a tutti i fedeli praticanti. Insomma da quello che ho potuto percepire, e di cui il pubblico potrà rendersi conto attraverso il mio documentario, è che Napoli ancora una volta con il suo folklore e le sue mille contraddizioni è forse una delle città, quantomeno italiane, dove con maggiore disinvoltura tra una battuta e l’altra nella stessa zona, e spesso nello stesso condominio, possono convivere in maniera serena e senza troppi pregiudizi culture così diverse tra loro.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Per ragioni lavorative tra qualche mese mi trasferirò nuovamente al Cairo, ma conto di tornare spesso in Italia e in particolare a Napoli perché vorrei che il mio documentario Napoliislam, attualmente di 52 minuti, diventi un vero è proprio lungometraggio. Sulle conversioni a Napoli c’è ancora tanto da dire e da mostrare e mi auguro, compatibilmente al mio lavoro di reporter, di riuscire a realizzarlo in tempi brevi perché è un progetto cui tengo davvero molto.

Fotografie:
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