Francesco Munzi, il pluripremiato regista di Anime nere (7 David di Donatello), è con gli allievi del Master per il suo laboratorio sul casting e sulla direzione degli attori. Si tratta di un’area del lavoro del regista assai piena di segreti e curiosità.

In Saimir, la sua opera prima da regista, si narra la storia di un ragazzino albanese che aiuta il padre a introdurre a Ostia immigrati clandestini. È stato difficile trovare un ragazzo adatto al ruolo?
Per Saimir cercavamo un ragazzino albanese di sedici anni, e trovare un attore professionista di quell’età è difficile. In più, in Italia c’era poca scelta, quindi io e la mia troupe, andammo a Tirana per un paio di mesi e provinammo ragazzi nelle scuole. Cercavo un ragazzo che si avvicinasse all’idea che avevo del personaggio, e fu per caso che trovai Mishel Manoku (il protagonista Saimir). Lo incrociai per strada, sul motorino, poco prima di tornare in Italia, gli feci un provino e mi convinse. È sempre complesso lavorare con attori non professionisti, perché bisogna portarli a una natura diversa dalla propria. Molti attori professionisti ci riescono senza difficoltà, ma lavorare con ragazzi giovani è ugualmente soddisfacente.

Tutt’altro discorso vale per Anime nere (2014), che vanta un cast di attori già affermati. Com’è stato lavorare con loro?
In quel caso avevo bisogno di attori del Sud, che avessero dimestichezza con il dialetto calabrese. Quindi, oltre a Marco Leonardi (Nuovo Cinema Paradiso, Scugnizzi, ndr) e Peppino Mazzotta (Il commissario Montalbano), sul set erano presenti anche molte persone del posto, alla loro prima esperienza cinematografica. La sfida, in questo caso, è stata amalgamare questa squadra di attori professionisti e non professionisti. Abbiamo letto il copione per due settimane prima dell’inizio delle riprese, fin quando le scene non hanno preso corpo.

Qual consiglio dà ai giovani aspiranti registi?
Il segreto sta nel seguire la propria passione e fare ciò che si vuole davvero nella vita, senza farsi condizionare troppo dai fattori esterni. Inoltre, bisogna sempre seguire l’istinto: la scuola è molto importante per le basi, ma in questo lavoro nessuno ti può consigliare meglio di te stesso. Bisogna sempre credere nelle proprie idee e portarle avanti. Se poi si possiede anche un talento naturale, può essere una marcia in più.

 

di Sabrina Coppola