È al Festival di Cannes in fila per guardare i cortometraggi in gara. E tra quelli che saranno proiettati alla kermesse del cinema per eccellenza c’è anche il suo. Alla Croisette francese Lorenzo Ambrosino ci è arrivato come regista del documentario “Fiammifero (Male non fare, paura non avere)” scelto tra i corti della selezione fuori concorso “Short Film Corner”.

Napoletano, 26 anni, il suo cortometraggio è quasi un prodotto “artigianale”. L’ex allievo del Master in Cinema e Televisione dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli ha curato regia, fotografia e montaggio del suo documentario, un lavoro che è indirettamente anche introspettivo. «La realtà – spiega – è che questo corto racconta anche molto di me. Quando il protagonista parla mi sembra di sentire un punto di vista molto vicino al mio». Eppure apparentemente niente li avvicina: Vincenzo “Fiammifero” Villarosa è un uomo di 75 anni, che vive al limite della povertà, abita in un basso, dà da mangiare agli animali e rovista tra i rifiuti alla ricerca di tutto ciò che si può riciclare. Lorenzo Ambrosino usa tre aggettivi per definirlo: gentile, cordiale e generoso. È il ritratto di un uomo che incarna la complessità umana, fatta di quelle che il regista chiama «massime semplici e per questo universali». Prime tra tutte quella inserita nel titolo “Male non fare, paura non avere”: «Dietro c’è il messaggio più importante – chiarisce Ambrosino – che è quello dell’amore universale, dell’armonia tra gli esseri umani, un livello più alto a cui dovremmo aspirare, ma su cui ancora stiamo lavorando».

Tante le tematiche toccate attraverso immagini e parole che raccontano i temi etici su cui riflette “Fiammifero”: la fame, la sete di denaro e gli interrogativi della fede. «Chi l’ha conosciuto da vicino, dato che è molto facile incontrarlo ai Quartieri Spagnoli, e vi ha trascorso insieme diversi giorni, ha trovato un uomo con tutte le sue complessità indefinibili proprio come l’animo umano, tra alti e bassi» racconta Ambrosino. Aggiunge che non tutti i dettagli, le angolature dell’uomo, emergono nelle inquadrature del corto: «Il miracolo del cinema e dell’arte in generale è la capacità di sintetizzare la complessità di una persona che diventa un simbolo capace di racchiuderne tanti aspetti, ma in una forma più comprensibile per chi la guarda».

Alla domanda su cosa ha di speciale Vincenzo “Fiammifero” Villarosa tanto da sceglierlo come soggetto del suo corto, Ambrosino risponde così: «Ciò che più mi ha colpito è la sua dedizione alla generosità e agli altri, persone e animali, nonostante viva in una situazione difficile. In situazioni analoghe molti pensano a se stessi, lui ha deciso di fare il contrario». Forse questa intuizione è arrivata già il primo giorno che lo ha incontrato: «Passeggiavo per i Quartieri Spagnoli. Stavo cercando una storia da raccontare». È lì che ha trovato “Fiammifero”, di cui il regista, quasi per un atto di fede, non racconta né il motivo all’origine del soprannome né la storia della sua famiglia. Per lui, Vincenzo è naturalmente “Enzo”. «È una persona incredibile, solare, ma anche molto riflessiva, con un’intelligenza brillante. Questo – racconta – è ciò che ho visto in lui appena l’ho conosciuto. Gli ho chiesto subito se potevo scattargli una foto e lui ha riso. Forse ero animato anche dalla voglia di crederci perché avevo bisogno di girare e raccontare una storia».

Entrambi hanno dovuto superare reciprocamente una distanza invisibile, ma vera: «Non c’è stata diffidenza, ma un venirsi incontro in modo complementare. È Fiammifero – spiega Lorenzo Ambrosino – che ha fatto un regalo a me: è difficile, a volte, scavalcare una barriera sociale non solo dall’alto verso il basso, ma anche in direzione opposta».

Fiammifero non sa ancora che il documentario su di lui è arrivato fino a Cannes: «Da quando ho avuto la notizia – racconta il giovane regista napoletano – non l’ho più visto, però gli ho detto di aver vinto il Premio Fausto Antonucci per il “Miglior Cortometraggio” de “Lo Spiraglio” Filmfestival al Maxxi di Roma, e delle proiezioni, quella d’esordio, al Napoli Film Festival, e quella londinese durante il “The Italian London Short Film Festival”. In fondo a lui poco importa di arrivare fino in Francia perché la sua vita si regge su cose semplici che sono forse superiori a tutto questo».

Riguardandosi in video, Fiammifero si è commosso, Lorenzo Ambrosino invece è felice per il riscontro positivo del cortometraggio: «Lo Short Film Corner di Cannes è stato un di più. Per me era importante che fosse proiettato in molti Festival e visto da più persone possibile». Un regista felice sì, ma con i piedi per terra e sempre pronto a migliorarsi. «Non dovrà mancare la voglia, il desiderio di andare avanti, l’umiltà e la determinazione – racconta – ma anche la consapevolezza che è l’inizio di un cammino dalle infinite possibilità. In breve, crederci e lavorare».

 

di Paola Corona