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	<title>mastercinematv.it &#187; Giovanna D&#8217;Alessandro</title>
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		<title>Io sto con la sposa: il regista Gabriele Del Grande al Sob</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2015 06:22:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna D'Alessandro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Durante l&#8217;evento di presentazione del Master di cinema e televisione del Suor Orsola Benincasa è intervenuto Gabriele Del Grande, regista e ideatore di Io sto con la sposa, il documentario denuncia che è stato il lungometraggio rivelazione del 2014. Del Grande, in collegamento su skype, ha spiegato come è stato girare questo film e quali [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Durante l&#8217;evento di presentazione del Master di cinema e televisione del Suor Orsola Benincasa è intervenuto Gabriele Del Grande, regista e ideatore di <em>Io sto con la sposa</em>, il documentario denuncia che è stato il lungometraggio rivelazione del 2014. Del Grande, in collegamento su skype, ha spiegato come è stato girare questo film e quali sono state le difficoltà incontrate sul set durante quattro giorni di viaggio da Milano a Stoccolma.</p>
<p><strong>La trama</strong> &#8211; Ventitré ragazzi e ragazze, italiani, siriani e palestinesi, inscenano un corteo nuziale che da Milano arriva a Stoccolma dopo ben quattro giorni di viaggio. Il corteo percorre, infatti, tremila chilometri per portare fino in Svezia cinque palestinesi e siriani, fuggiti dalla guerra e sbarcati a Lampedusa due settimane prima, violando la legge sull&#8217;immigrazione. Il matrimonio è finto ma l’intero viaggio è stato filmato realmente da una troupe alla cui guida c’erano gli sceneggiatori e registi Gabriele Del Grande, Antonio Augugliaro e Khaled Soliman Al Nassiry che ne sono anche stati gli ideatori.</p>
<p><strong>Il crowdfunding </strong>- Il progetto è stato definito visionario soprattutto perché una delle più grandi fonti di finanziamento è stato il crowdfunding, che ha permesso di far fronte alle spese di postproduzione, distribuzione e farlo quindi arrivare a Venezia. Infatti, <em>Io sto con la sposa</em> è considerato il progetto di crowdfunding più grande mai realizzato in Italia per un documentario. La possibilità offerta ai contribuenti delle rete è stata quella di finanziare il documentario con un contributo minimo di 2€ fino a 1000€. In cambio, a seconda della cifra versata, si potevano ricevere magliette, cartoline, dvd, proiezioni con i registi, fino all&#8217;album di matrimonio con tutte le foto e gli autografi.</p>
<p><strong>Gli autori</strong> &#8211; Gabriele Del Grande, Antonio Augugliaro e Khaled Soliman Al Nassiry sono gli ideatori, nonché registi e sceneggiatori che hanno dato vita a questo documentario da loro stessi definito visionario. &#8220;Chi meglio di una sposa potrà cambiare la nostra estetica della frontiera? E trasformare i mostri delle nostre paure negli eroi dei nostri sogni, il brutto in bello, e i numeri in nomi propri&#8221;, scrivono gli autori sulla pagina ufficiale Facebook del film.</p>
<p><strong> </strong><strong>Il tema dei rifugiati</strong> &#8211; Il viaggio verso la Svezia, unico paese europeo che dal settembre 2013 concede il diritto di residenza a tutti i siriani che domandano asilo, si rivela un viaggio carico di emozioni e mostra un’Europa sconosciuta, che supera le barriere politiche, goliardica, empatica e propositiva che riesce a superare le leggi non sempre giuste e i controlli intransigenti. Tasneem e i suoi finti invitati festosi riescono, infatti, a superare i controlli europei e raccontano chi è veramente un rifugiato e la drammatica realtà che sfugge a molti e cioè che nessuno mai sceglie di esserlo. E’ proprio il dilemma tra due o più alternative ugualmente indesiderabili che rappresenta a pieno lo stato del profugo.</p>
<p><strong> </strong><strong>I premi </strong>- Il film-denuncia ha riscosso moltissimo successo ottenendo la nomination come ‘Miglior documentario di lungometraggio’ al David di Donatello 2015, la segnalazione speciale come ‘Migliore docu-film’ ai Nastri d&#8217;argento 2015 ed infine ha ricevuto la nomination per la ‘Miglior musica’ ai Globi d&#8217;oro 2015.</p>
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		<title>STARWARP: la webserie fatta dagli studenti</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Feb 2015 14:17:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna D'Alessandro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>STARWARP è la webserie interamente realizzata dagli studenti del Suor Orsola Benincasa. E&#8217; un progetto molto ambizioso che si presenta come l&#8217;idea di un set sempre aperto, itinerante per le location suggestive del Sob e disponibile per chiunque sia interessato a partecipare e imparare qualcosa di nuovo. L&#8217;idea nasce dal fatto che all&#8217;Università, molto spesso, ci [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>STARWARP</strong> è la webserie interamente realizzata dagli studenti del Suor Orsola Benincasa. E&#8217; un progetto molto ambizioso che si presenta come l&#8217;idea di un set sempre aperto, itinerante per le location suggestive del Sob e disponibile per chiunque sia interessato a partecipare e imparare qualcosa di nuovo.</p>
<p><strong>L&#8217;idea</strong> nasce dal fatto che all&#8217;Università, molto spesso, ci si dedica molto alla teoria lasciando poco spazio alla pratica. Questa modalità di insegnamento provoca non poche difficoltà agli studenti laureati che devono confrontarsi col mondo del lavoro, dove un curriculum con poca o nessuna esperienza sul campo non viene affatto considerato. STARWARP rappresenta proprio quest&#8217;inversione di tendenza, dando la possibilità agli studenti di poter imparare tecnicamente il lavoro sul set, immergendosi già dal primo giorno in riprese vere e proprie.</p>
<p><strong>La squadra tecnica </strong>- Grazie alle attrezzature messe a disposizione dalla casa di produzione indipendente Serscop.it e allo studio di posa e alle postazioni di montaggio messe a disposizione dal Master di cinema e televisione del Sob MCT, dal mese di maggio 2015 più di venti studenti hanno attivamente partecipato alle riprese della webserie sotto la supervisione delle figure professionali della casa di produzione indipendente Serscop.it. Durante il corso delle riprese della prima puntata, questi studenti hanno contemporaneamente seguito delle lezioni infrasettimanali teoriche sull&#8217;utilizzo delle attrezzature per poi mettere in pratica, subito dopo, questi insegnamenti sul set.</p>
<p><strong>La trama</strong> &#8211; Valerio è un giovane studente di cinema e sogna di fare il regista. La sua musa ispiratrice é l&#8217;attrice Noemi Belfiore che, nel corso della serie, tenterà in ogni modo di conoscere per proporle il ruolo di protagonista nel suo film. Durante il primo inseguimento di Noemi, Valerio scopre un piano segreto dell&#8217;Università che non aveva mai visto prima e che si rivela essere un piano di accesso ad un&#8217;altra dimensione, quella cinematografica. Ogni volta, infatti, Valerio verrà catapultato in un film cult in cui si troverà a vestire i panni del protagonista e in cui verrà affiancato dalla bella Noemi che sarà sempre la sua eroina coprotagonista. Riuscirà almeno in questa dimensione onirico-fantastica a raggiungerla?</p>
<p><strong>Il carattere crossmediale</strong> &#8211; La webserie STARWARP non è solo una serie per il web ma sfonda le barriere del virtuale per diventare un prodotto ibrido che travalica i confini del computer e si immerge nella realtà vera e propria. Sono già partiti, infatti, una serie di eventi legati al progetto e itineranti per le varie e suggestive location dell&#8217;Università: convegni, eventi, shooting&#8230;ma anche vere e proprie scene girate tra le aule universitarie in cui Valerio tenta di raggiungere Noemi e chiede aiuto agli studenti, ai professori e a tutti quelli che, in quel momento, si trovano a passare sul suo cammino. Anche voi, chissà, potreste incontrare Valerio tra i corridoi del Sob in cerca di Noemi, magari vestito da Marty McFly di <em>Back to the future</em>, preda ormai di un delirio onirico da cui sembra non poter più fuggire&#8230;</p>
<p><strong>Le puntante</strong> &#8211; E&#8217; stata realizzata la puntata zero della webserie STARWARP e già numerose sono le personalità dello spettacolo che hanno partecipato e che vogliono partecipare al progetto. Per ora i nomi rimangono segreti ma si attende con ansia l&#8217;uscita della puntata pilota per poterli svelare&#8230;e, come dicono sempre gli &#8216;starwarpini&#8217;, Stay Tuned!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per saperne di più:</p>
<p>https://www.facebook.com/starwarpserie?fref=ts</p>
<p>https://www.facebook.com/mastercinematv.it?fref=ts</p>
<p>http://www.serscop.it</p>
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		<title>La malattia del desiderio di Claudia Brignone</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jan 2015 18:42:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna D'Alessandro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Claudia Brignone, documentarista napoletana, vince il premio per miglior autoproduzione al NapoliFilmFestival e il premio Signum (documentario più votato dal pubblico) al Salinadocfest con il suo documentario La malattia del desiderio. &#160; Claudia, di cosa parla La malattia del desiderio? Il mio documentario parla del SER.T – servizio per le tossicodipendenze – di Fuorigrotta. E&#8217; [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Claudia Brignone, documentarista napoletana, vince il premio per miglior autoproduzione al NapoliFilmFestival e il premio Signum (documentario più votato dal pubblico) al Salinadocfest con il suo documentario <em>La malattia del desiderio.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone wp-image-882 size-full" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2014/12/lmddhead.jpg" alt="lmddhead" width="640" height="427" /></p>
<p><strong>Claudia, di cosa parla <em>La malattia del desiderio</em>?</strong></p>
<p>Il mio documentario parla del SER.T – servizio per le tossicodipendenze – di Fuorigrotta. E&#8217; un luogo davvero particolare, perché è situato sotto la curva A dello stadio San Paolo. In questo posto la domenica si accalcano migliaia di tifosi e pochi sanno, invece, che proprio lì c’è un luogo che custodisce le storie di medici e pazienti.</p>
<p><strong>Raccontaci della tua esperienza al SER.T.</strong></p>
<p>L&#8217;ho frequentato per ben due anni. All&#8217;inizio non è stato facile farmi accettare. Poi pian piano sia i medici che i pazienti si sono abituati alla mia presenza e affezionati alla mia causa. Mi sono messa lì, intere giornate, con la mia videocamera a girare ore e ore di filmati, a raccogliere le esperienze dei pazienti, a registrare le voci di chi ogni giorno cerca di guarire dalla sua dipendenza mortale, che è appunto definita dai medici “la malattia del desiderio”.</p>
<p><strong>Hai vinto il premio come migliore autoproduzione al NapoliFilmFestival e poi il Premio Sigum (documentario più votato dal pubblico) al Salinadocfest. E&#8217; stato difficile girare questo documentario con poche risorse?</strong></p>
<p>Sinceramente sì, è stato molto difficile. I primi tempi soprattutto: a qualunque porta bussassi ricevevo sempre un no in risposta. Poi, durante questi tre anni di riprese, ho incontrato persone che hanno creduto nel mio progetto e che, senza essere retribuiti, hanno prestato la loro professionalità per far sì che potesse finalmente prendere forma.</p>
<p><strong>C&#8217;è un momento particolare di questi tre anni che ricorderai con più affetto?</strong></p>
<p>Più che un momento, c&#8217;è una persona: Giuseppe, uno dei pazienti del SER.T. Questo documentario mi ha letteralmente travolto: non sapevo quando avrei smesso di filmare, quando avrei potuto dire finalmente “basta così”. L&#8217;ha detto Giuseppe per me, un giorno quando è venuto a mancare. La sua malattia del desiderio l&#8217;ha sopraffatto: è stato in quel momento che ho capito che era abbastanza, è stato in quel momento che mi sono resa conto che “la mia malattia del desiderio” doveva trasformarsi in qualcos&#8217;altro.</p>
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		<title>Julien Temple, il “Number 1” dei Sex Pistols</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Dec 2014 19:17:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna D'Alessandro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Julien Temple, regista e sceneggiatore britannico, presenta il suo ultimo documentario London &#8211; The modern Babylon al Cityfilmfestival di Napoli. &#160; Hai avuto a disposizione molto materiale d&#8217;archivio per questo documentario o la maggior parte delle scene le hai girate tu a Londra? Il mio primo cut contava più di 9.000 ore di filmati d&#8217;archivio, il [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Julien Temple, regista e sceneggiatore britannico, presenta il suo ultimo documentario <em>London &#8211; The modern Babylon</em> al Cityfilmfestival di Napoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Hai avuto a disposizione molto materiale d&#8217;archivio per questo documentario o la maggior parte delle scene le hai girate tu a Londra?</strong></p>
<p>Il mio primo cut contava più di 9.000 ore di filmati d&#8217;archivio, il mio primo montaggio è stato di 80 ore. Alla fine del film non a caso ho fatto cenno alla natura folle del lavoro che ho svolto: la scena della scimmia che scava tra metri e metri di pellicola senza sapere cosa fa veramente mi ha ricordato me negli ultimi mesi. Nonostante questi numeri, non ho usato un metodo schematico: mi piace lavorare basandomi sull&#8217;improvvisazione e sull&#8217;empatia. Avere così tanto materiale è un lusso, ma può diventare anche oppressivo. Negli ultimi tempi ho avuto un esaurimento nervoso, non dormivo, montavo soltanto. Ho girato molte scene a Londra anche se è stato difficile: ogni 2 metri mi chiedevano 2000 sterline per riprendere.</p>
<p><a href="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2014/12/jt2.jpg"><img class="alignleft wp-image-772" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2014/12/jt2.jpg" alt="jt2" width="229" height="153" /></a></p>
<p><strong>Il tema dell&#8217;immigrazione è molto forte in questo documentario, così come negli altri tuoi lavori. Come mai?</strong></p>
<p>L&#8217;immigrazione è la fonte diretta dell&#8217;ecletticità e della forza di una città. Londra, la mia moderna Babilonia, non è mai stata dei londinesi ma è un mix variegato di tutte le culture europee e non. Dopo la guerra, per esempio, fu invasa dalle popolazioni caraibiche che vissero per strada e le portarono cultura e valori nuovi, potrei dire colorati e musicali. Non ci sono mai stati i ghetti come in America: le parole d&#8217;ordine sono sempre state mescolanza e convivenza pacifica. Certo a Londra il cambiamento spesso può essere brutale, ma c&#8217;è un&#8217;energia particolare: sembra che tutto sia possibile.</p>
<p><strong>Parlaci della tua esperienza con i Sex Pistols.<a href="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2014/12/jt3.jpg"><img class="alignright wp-image-773" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2014/12/jt3.jpg" alt="jt3" width="229" height="153" /></a></strong></p>
<p>Il nostro è stato sempre un rapporto amicale, avevamo la stessa età quando abbiamo cominciato a lavorare assieme. Negli anni &#8217;80 i discografici non sapevano nulla a proposito dei video musicali, quindi fortunatamente abbiamo avuto molta libertà di manovra. Oggi i video sono studiati nei minimi dettagli, alla base c&#8217;è il marketing e purtroppo la creatività è messa totalmente da parte.</p>
<p><strong>Hai dei nuovi progetti in cantiere?</strong></p>
<p>Sì, in realtà sto lavorando a tre documentari: uno sulla morte, uno sul primo dell&#8217;anno e uno su una zona sperduta dell&#8217;Irlanda. L&#8217;anno prossimo lavorerò ad un drama che racconta la storia dei Kings, una band musicale a cui sono molto affezionato.</p>
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		<title>Neve: Incerti, De Francesco e Formisano raccontano.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Dec 2014 19:07:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna D'Alessandro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; uscito nelle sale italiane Neve, l&#8217;ultimo film di Stefano Incerti assieme a Roberto De Francesco, l&#8217;attore protagonista e Dario Formisano, il produttore esecutivo, racconta questo nuovo appassionante lungometraggio. Stefano Incerti come nasce l&#8217;idea di Neve? Il mio progetto nasce ad ottobre dello scorso anno. Volevo lavorare a qualcosa di nuovo, qualcosa che non avevo [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; uscito nelle sale italiane Neve, l&#8217;ultimo film di Stefano Incerti assieme a Roberto De Francesco, l&#8217;attore protagonista e Dario Formisano, il produttore esecutivo, racconta questo nuovo appassionante lungometraggio.</p>
<p><img class="alignleft wp-image-826" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2014/12/n1.jpg" alt="n1" width="229" height="153" /></p>
<p><strong>Stefano Incerti come nasce l&#8217;idea di Neve?</strong></p>
<p>Il mio progetto nasce ad ottobre dello scorso anno. Volevo lavorare a qualcosa di nuovo, qualcosa che non avevo mai girato. Così ho scritto questo thriller che è assolutamente lontano dai miei lavori abituali. Avevo già in mente gli attori: Roberto De Francesco e Esther Elisha. Non avrei ammesso variazioni su questo punto. Per me il cinema è fatto al 90% dagli attori. Non credo nei virtuosismi di macchina, ma nella geografia dei volti e nell&#8217;interpretazione delle emozioni. E credo anche nel cambiamento di genere. Mi piace cambiare film ogni volta che giro: l&#8217;esordiente che è in me non mi abbandona mai, anche a distanza di tanti anni.</p>
<p><strong>Roberto De Francesco la storia di Neve sembra essere basata interamente sul tuo personaggio, è stato difficile per te interpretarlo?</strong></p>
<p>Non credo che il film si basi interamente su di me. Ma credo invece che si basi sulla coppia: Esther e io. Il dialogo è quasi inesistente: la dimensione dell&#8217;incontro è fatta di sguardi e di interiorità. Questo film si prestava ad essere girato quasi come un documentario, ma non sono mancate prove a tavolino prima di ogni scena, come a teatro. Non ci sono effetti speciali. I<img class="alignright wp-image-827" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2014/12/n2.jpg" alt="n2" width="229" height="153" />l terzo protagonista è la neve. La neve aiutava sempre noi attori nella costruzione drammaturgica del film. E&#8217; un elemento silenzioso ma ingombrante, direi necessario. Probabilmente senza la neve, il film e la mia interpretazione non avrebbero avuto molto senso.</p>
<p><strong>Dario Formisano quanti soldi è costato il film? E&#8217; stato difficile produrlo?</strong></p>
<p>&#8220;Chiedere quanto costa un film indipendente, è come chiedere l&#8217;età ad una vecchia signora&#8221;, dico sempre. Scherzi a parte il film è costato meno di 500.000mila € che è la cifra che di solito, nelle produzioni con un budget normale, si spende solo per il catering. E&#8217; stato girato in 3 settimane con una troupe di 15 persone, tra piccole cittadine abruzzesi e Napoli. Per quanto riguarda la distribuzione, grazie a Microcinema, siamo nelle sale italiane con venti copie per una settimana. Uscire nel periodo prenatalizio è una bella sfida, di solito ci relegano sempre nel periodo di maggio-giugno. Fare film controcorrente si paga: per esempio Stefano non ha percepito nulla e anzi ha investito qualcosa di suo, infatti è anche co-produttore. Le difficoltà sono notevoli, è chiaro. Ma la voglia di fare buon cinema, beh, quella rimane sempre.</p>
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		<title>Take Five: il racconto partenopeo di Guido Lombardi e Salvatore Striano.</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2014 15:24:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna D'Alessandro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Guido Lombardi come è stato girare questo film a Napoli? Che rapporto c&#8217;è tra la città di Napoli e il cinema, secondo te? “Il cinema a Napoli è vivo, Take Five ne è la dimostrazione. – afferma il regista – Certo, non è mai facile girare qui. Ma il legame è forte e poi la [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2014/12/603147_364756373631203_405603022_n.jpg"><img class="alignleft wp-image-705" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2014/12/603147_364756373631203_405603022_n.jpg" alt="603147_364756373631203_405603022_n" width="230" height="153" /></a>Guido Lombardi come è stato girare questo film a Napoli? Che rapporto c&#8217;è tra la città di Napoli e il cinema, secondo te?</strong></p>
<p>“Il cinema a Napoli è vivo, Take Five ne è la dimostrazione. – afferma il regista – Certo, non è mai facile girare qui. Ma il legame è forte e poi la città si plasma in maniera sorprendente. Qualche esempio? L’ufficio anagrafe a piazza Dante arredato come un appartamento, l’acquedotto del Serino con i suoi enormi serbatoi di tufo e il Tunnel Borbonico, la Napoli mozzafiato sotterranea che pochi conoscono”.</p>
<p><strong>Alcuni degli attori protagonisti di Take Five hanno avuto esperienza di carcere. La tua è una scelta mirata?</strong></p>
<p>“Molti degli interpreti del film tra cui Gaetano Di Vaio, Carmine Paternoster e lo stesso Salvatore Striano hanno una storia personale fortemente intrecciata col mondo della malavita, quindi la mia è una ricerca sul campo, dal didentro, che tocca realmente con mano. Ecco quello che consiglierei ai ragazzi che vogliono fare questo mestiere: Uscite fuori! Esplorate la città!Vivete altre realtà, cercate di approfondirle, conoscerle, farle vostre. E’ l’unico modo per raccontarle davvero”.</p>
<p><strong>Salvatore Striano raccontaci la tua esperienza sul set. <a href="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2014/12/tf2.jpg"><img class="alignright wp-image-709" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2014/12/tf2.jpg" alt="tf2" width="230" height="153" /></a></strong></p>
<p>“Take Five è un piccolo film, low budget, ma è anche un grande film, palestra di vita. Sono cresciuto umanamente ed artisticamente grazie a questo lavoro. Certo, sono conosciuto per i miei ruoli in Gomorra e in Cesare deve morire. Ma in Take Five è stato diverso. Guido con me ha usato dei pesi, bottiglie piene d’acqua legate al corpo, per farmi calmare, riflettere, sentire il peso dei miei pensieri. E’ stata un’esperienza molto intensa”.</p>
<p><strong>Avete altri progetti al momento?</strong></p>
<p>“Stiamo lavorando a stretto giro su un’altra sceneggiatura proprio qui, ai Quartieri Spagnoli – dice Salvatore – Un nuovo lavoro ispirato al genere “mafia movie”, ma che sa di realtà. E’ tutto ciò a cui aspiriamo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Il giovane favoloso&#8221; a Napoli: Mario Martone e Elio Germano raccontano</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Nov 2014 16:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna D'Alessandro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Mario Martone da dove nasce l’idea di girare questo film? “Questo film nasce dieci anni fa con la messinscena al Mercadante de L’opera segreta di Enzo Moscato. L’idea mi venne allora, quella sera di tanti anni fa, durante il monologo di Leopardi. All’inizio ero restio a girare un film ambientato nell’800, ma poi mi sono [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mario Martone da dove nasce l’idea di girare questo film?</strong><br />
“Questo film nasce dieci anni fa con la messinscena al Mercadante de <em>L’opera segreta</em> di Enzo Moscato. L’idea mi venne allora, quella sera di tanti anni fa, durante il monologo di Leopardi. All’inizio ero restio a girare un film ambientato nell’800, ma poi mi sono ricreduto. Gli attori che recitano sono vivi e i luoghi in cui lo fanno sono rimasti intatti da allora: questo film paradossalmente è ambientato nel presente e parla del presente”.</p>
<p><strong>Come è stato girare a Napoli?<img class="alignright size-medium wp-image-239" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2014/11/eliomicrofono-232x300.jpg" alt="eliomicrofono" width="232" height="300" /></strong><br />
“A dirla tutta era da 15 anni che non giravo a Napoli ed ero letteralmente morto di paura! Ma poi, come insegna Leopardi, ho deciso di seguire la mia passione e, con amore e rispetto, ho rovesciato il dolore in potenza creativa”.</p>
<p><strong>Elio Germano come è stato interpretare Giacomo Leopardi?</strong><br />
“Per interpretare questo personaggio così iconico ho dovuto, prima di tutto, capire la differenza che c’è tra il personaggio Leopardi e la persona Leopardi. Come persona è indefinibile e restituire la complessità del suo ‘essere umano’ è stata, per me, la vera sfida. Leopardi ti prende dentro, crea una dipendenza sana, possiede un aspetto vivifico inimmaginabile”.</p>
<p><strong>Qual era il rapporto tra Leopardi e la città di Napoli, secondo te?</strong><br />
“Venendo a Napoli, Leopardi non ha più illusioni di amore e di gloria e si abbandona finalmente alla sua dimensione sensuale. Infatti – dice l’attore – l’unica scena non autobiografica del film è quella del lupanare, scritta da Enzo Moscato. Recanati per lui è l’alfa, Napoli invece l’omega, la porta d’Oriente che lo libera dalle catene della ‘dipinta gabbia’. Napoli muove tutto, Napoli è un pezzo di tutti”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2014/11/gf1.jpg"><img class="alignnone wp-image-247" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2014/11/gf1-300x200.jpg" alt="gf1" width="200" height="133" /></a> <a href="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2014/11/gf2.jpg"><img class="alignnone wp-image-248" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2014/11/gf2-300x200.jpg" alt="gf2" width="200" height="133" /></a> <a href="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2014/11/gf3.jpg"><img class="alignnone wp-image-249" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2014/11/gf3-300x200.jpg" alt="gf3" width="200" height="133" /></a></p>
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