Davide Mastropaolo, docente di Teoria e tecniche del sound design dell’Università Suor Orsola Benincasa, rilascia un’interessante intervista per i lettori del sito del Master di cinema e televisione. Mastropaolo rievoca il passato offrendo spunti sul ruolo del sonoro nell’industria audiovisiva e si sofferma sull’importanza che ha il “lavoro certosino” svolto dal montatore di suoni.

Quando ha iniziato questo lavoro e perché?
Nasco come autore musicale, quindi il sound design è una tappa successiva della mia carriera. Il mio periodo di formazione va dal ‘97 fino al 2004. Documentari, corti, in linea di massima videoarte. Ho collaborato con Nina Di Majo, poi con Gianluca Iodice e Andrea De Rosa… vari registi, insomma, napoletani e non. Da una predilezione per la musica elettronica, però, il mio interesse si è pian piano spostato verso le macchine e il contributo del sonoro “a tutto tondo” nelle produzioni audio-video. La voglia di approfondire questo discorso mi ha spinto verso un Master in Inghilterra, alla Bournemouth University.

La sua, dunque, è stata un’evoluzione quasi naturale?
Direi di sì. Come dico ai miei studenti, per me c’è un unico e grande insieme: si chiama colonna sonora. Nella colonna sonora è compreso ogni suono; anche il più piccolo rumore è un elemento narrativo, spesso cruciale. Questo insegnamento mi è stato trasmesso alla Bournemouth per merito del mio professore – nonché mentore – Stephen Deutsch. Lui prendeva a prestito il concetto dalla grande scuola americana di sound design. Qui in Italia, invece, la linea di pensiero che vuole il soundtrack come un “unicum” di suoni e musica è ancora una novità.

Il fonico è per i più quasi un “elemento invisibile” nelle produzioni audiovisive. In cosa consiste il valore aggiunto di un sound designer capace?
Un buon sound designer amplifica di molto la potenza del video. Il merito, in sé e per sé, va però anche alla natura del suono. L’immagine è visibile; l’ascolto porta invece a immaginare, a fantasticare su scenari invisibili. Se si riflette, infatti, il messaggio di un’immagine può essere esaltato o reinventato con un suono, ma non viceversa. Non si ha bisogno di immagini per apprezzare appieno una bella musica. Il suono basta a se stesso.

Quali reputa siano le nuove sfide per un sound designer oggi? Come crede si evolverà la sua professione?
Non mi sbilancio, perché penso sia difficile fare rivoluzioni. Parto da un presupposto: la grande svolta nel cinema è avvenuta con Eisenstein, o più in generale con l’invenzione del montaggio. Le restanti innovazioni mi sembrano, al confronto, addirittura trascurabili. La nuova sfida? Be’, potrebbe essere osservare l’intera industria da una nuova angolazione, come accadde quando venne introdotto il montaggio stesso. Una sfida tanto per un sound designer quanto per chi si occupa di cinema in generale.

 

di Francesco Paolo De Angelis