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	<title>mastercinematv.it &#187; Stratos Cotugno</title>
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		<title>Il neorealismo: Iannucci e Lando raccontano</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2016 08:53:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stratos Cotugno]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>“Hitchcock diceva il cinema è la vita senza i tempi morti; i neorealisti invece sostengono che i tempi morti sono la vita”. Introducono così i docenti Arturo Lando e Fulvio Iannucci la prima lezione di analisi della regia nei film del neonato Master di cinema e televisione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Per poter far cinema, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"> <a href="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2015/12/12335932_10208165083914824_180924424_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3128" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2015/12/12335932_10208165083914824_180924424_n-300x225.jpg" alt="12335932_10208165083914824_180924424_n" width="300" height="225" /></a>“Hitchcock diceva il cinema è la vita senza i tempi morti; i neorealisti invece sostengono che i tempi morti sono la vita”. Introducono così i docenti </span><b>Arturo Lando</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Fulvio Iannucci</b> <b>la prima lezione di analisi della regia nei film </b><span style="font-weight: 400;">del </span><span style="font-weight: 400;">neonato Master di cinema e televisione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Per poter far cinema, riconoscere i suoi meccanismi, i suoi messaggi, si predispone inevitabilmente la comprensione dei diversi “sentire” che la lanterna magica del cinematografo ha schiuso nel tempo. A tal proposito si è dunque introdotto il <strong>neorealismo italiano</strong> ponendo, in particolare, l’attenzione su Roberto Rossellini e i suoi capolavori, uno su tutti </span><i><span style="font-weight: 400;">Paisà.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Con Rossellini e Zavattini, veri padri del neorealismo, nasce una poetica &#8216;dell’andare a zonzo&#8217; e questo girovagare non è per niente spensierato, c’è una frantumazione degli spazi; è l’antieroe a fare la differenza con la sua prospettiva, si inizia a parlare dell’uomo da marciapiede”. Arturo Lando pone  l’accento sulla grande novità portata dai personaggi neorealisti. Sono personaggi incapaci di muoversi realmente, che entrano in contatto con quello che si concretizza come il troppo bello o il troppo brutto, in un’unica parola</span><b> l’intollerabile</b>.<b> </b>In un film nudo e crudo come quello neorealista sembrerebbe che la poetica non ci sia ma, se si riflette, appare chiaro come la posizione dei soggetti rappresentati, i luoghi scarni post bellici, l’incomprensione dei dialoghi e il silenzio raccontino molto altro, ed è  in questo andare oltre i canoni del cinema classico che si racchiude la nuova forza poetica.</p>
<p><span style="font-weight: 400;"><a href="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2015/12/12312381_10208165084234832_1310222728_n.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3127" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2015/12/12312381_10208165084234832_1310222728_n-300x225.jpg" alt="12312381_10208165084234832_1310222728_n" width="300" height="225" /></a>La lezione non è semplice monologo dei docenti ma è fatta anche di dibattito con gli studenti e proiezione di spezzoni di film; per poter comprendere davvero un lungometraggio neorealista bisogna infatti abbandonarsi alla visione, guardare per capire. In questo senso si è sottolineata l’importanza della trilogia della solitudine di <strong>Rossellini</strong> e sono stati fatti vedere due episodi (Napoli e Firenze) del film <strong><i>Paisà</i></strong>. </span>Una pellicola che, secondo Fulvio Iannucci, ”è fatta di personaggi apparentemente abbandonati dinanzi alla macchina da presa, che poi tanto abbandonati non sono: sono uomini e donne intrisi di poesia che riflettono e fanno riflettere”.</p>
<p>A conclusione della lezione i docenti sottolineano :“I film neorealisti, di Rossellini e altri, sono film dal grande impatto sentimentale, un po’ come i grandi capolavori di Shakespeare, che colgono uno stadio del nostro percorso personale e quello della storia umana, una sorta di narrazione transtorica, unica”. Parole importanti che pongono l’accento sulla forza di quel cinema di altri tempi che in fondo appare sempre moderno e che sono da monito per i tanti giovani, studenti e mestieranti, che sono alla ricerca di quella stessa forza poetica per raccontare al pubblico le proprie storie.</p>
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		<title>Si parla di storia della televisione con l&#8217;autore Massimo Cinque</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2015 00:02:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stratos Cotugno]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>“Per fare televisione bisogna capirla, tracciare il suo significato sviluppatosi nel tempo”. Così Massimo Cinque, autore Rai e regista teatrale, introduce la sua seconda lezione al Master in Cinema e Televisione del Suor Orsola Benincasa. ”Quando si affronta la storia della televisione &#8211; continua Cinque &#8211; non si può non soffermarsi su Walter Chiari e Mike [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;"><a href="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2015/12/IMG_5480.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3302" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2015/12/IMG_5480-300x225.jpg" alt="IMG_5480" width="300" height="225" /></a>“Per fare televisione bisogna capirla, tracciare il suo significato sviluppatosi nel tempo”. Così </span>Massimo Cinque<span style="font-weight: 400;">, autore Rai e regista teatrale, introduce la sua seconda lezione al Master in Cinema e Televisione del Suor Orsola Benincasa. ”Quando si affronta la storia della televisione &#8211; continua Cinque &#8211; non si può non soffermarsi su </span>Walter Chiari<span style="font-weight: 400;"> e </span>Mike Buongiorno<span style="font-weight: 400;">, uomini che hanno rappresentato l’essenza della televisione nostrana e che possono essere considerati i veri creatori della tv italiana. A tal proposito- prosegue l&#8217;autore-Umberto Eco parlava di uomo mediatico, inteso come uomo medio e, in questo senso, diceva che la televisione degli albori necessitava di rappresentare colui che incarnava l’uomo della porta accanto, un individuo controllabile che prova desideri come tutti gli altri, in cui i telespettatori potevano rispecchiarsi&#8221;. Si è citato così </span><em>Lascia o raddoppia</em><span style="font-weight: 400;"><em>,</em> storico programma della Rai, che non solo ha lanciato nell&#8217;immaginario collettivo personalità come il già citato Buongiorno ma anche veri e propri personaggi del calibro di</span> Marianini<span style="font-weight: 400;"> e </span>Paganini<span style="font-weight: 400;">. Questi ultimi si sono fatti portatori di nuovi stili e tendenze, colti quanto stravaganti hanno segnato un&#8217;epoca: l’uomo tipo degli anni sessanta, infatti, nasce e si sviluppa tramite la magia del nuovo apparecchio, la televisione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Proprio la tv italiana degli anni sessanta produce il format dello</span><b> </b>sceneggiato<span style="font-weight: 400;">, che si classifica da subito come qualcosa di unico a livello mondiale. Il nuovo prodotto televisivo è figlio della volontà reciproca delle due forze politiche dell’epoca di favorire lo sviluppo della cultura. Secondo Cinque “la cultura diventa fruibile perché lo sceneggiato consente agli italiani di riconoscersi nei personaggi mostrati nel piccolo schermo”. La nuova narrazione seriale per immagini trionfa con tutta la sua potenza mettendo in scena sentimenti tanto semplici quanto complessi. Parlando di serialità, durante la lezione, non manca l’occasione per far riferimento a grandi successi moderni televisivi come <em>Friends,</em> <em>Il mio amico Arnold</em> e altri, veri archetipi di genere che, seppur lontani dal vecchio sceneggiato, continuano ad avere successo proprio perché i personaggi rappresentati sono realistici e si prestano facilmente a spin-off.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;"><a href="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2015/12/IMG_5479.jpg"><img class="alignright wp-image-3301 size-medium" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2015/12/IMG_5479-300x225.jpg" alt="IMG_5479" width="300" height="225" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">”Le nuove maestranze della televisione di oggi non hanno solo bisogno di mere conoscenze storiche ma devono essere pronte ad affrontare problemi molteplici”. E così ecco che il docente dopo una presentazione teorica, si sofferma sull&#8217;importanza del fare pratica. Diventa fondamentale, spiega, specie per un aspirante autore, capire quale scenografia scegliere, come deve essere strutturato il personaggio, come far emergere al meglio la sua espressione e indirizzare la regia tenendo conto di tutto il materiale; fermarsi all’idea, dunque, non basta&#8221;. </span>In chiusura, si da poi spazio e voce ai masteristi che in questa fase iniziano a proporre ai docenti dell’area televisiva i propri progetti e format, per la realizzazione di un prodotto televisivo. A tal proposito Massimo Cinque  fa leva su un aspetto che non può mancare in un nuovo format televisivo: il coraggio. ”Ci vuole un pizzico di follia per scardinare ciò che è già stato fatto e orientarsi verso la vera innovazione: se mi racconti in dieci righe e in maniera chiara la forza del tuo progetto e mi incuriosisci, io ti dico sì, continua a parlarmene”.</p>
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		<title>La felicità è un sistema complesso è al cinema</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2015 15:21:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stratos Cotugno]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; E’ nelle sale italiane La felicità è un sistema complesso, il nuovo film di Gianni Zanasi che vede come protagonista Valerio Mastandrea. Enrico Giusti(Valerio Mastandrea) è il re delle cessioni. Intermediario per un&#8217;azienda che acquista società in crisi, avvicina i suoi clienti, quasi sempre vanesi e inconcludenti, ne guadagna la fiducia e ne risana [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2015/11/manifesto_lfeusc.jpg"><img class="alignleft wp-image-3119 size-medium" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2015/11/manifesto_lfeusc-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ nelle sale italiane </span><b>La felicità è un sistema complesso</b><span style="font-weight: 400;">, il nuovo film di </span><b>Gianni Zanasi </b><span style="font-weight: 400;">che vede come protagonista </span><b>Valerio Mastandrea.</b></p>
<p>Enrico Giusti(Valerio Mastandrea) è il re delle cessioni. Intermediario per un&#8217;azienda che acquista società in crisi, avvicina i suoi clienti, quasi sempre vanesi e inconcludenti, ne guadagna la fiducia e ne risana la vita, facendoli ripartire in Costa Rica o agli antipodi. Figlio di un padre imprenditore, che ha abbandonato la sua famiglia per il Canada in seguito a un fallimento finanziario, e fratello maggiore di Nicola, eterno studente che come il genitore si risolve nella fuga, Enrico ripara il trauma infantile assistendo e scampando aziende da gestioni disastrose. La morte tragica di una coppia di imprenditori trentini, che lasciano un figlio diciottenne e una figlia tredicenne orfani e al comando dell&#8217;impresa familiare, e l&#8217;arrivo imprevisto della fidanzata israeliana, sedotta e abbandonata dal fratello, sconvolgeranno per sempre la sua vita. Una vita in passivo e in cerca di riscatto.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">La felicità è un sistema complesso è un film ambizioso, con un sottotesto politico esplicitato in più momenti. Tanta la carne al fuoco, perfino troppa, in un lavoro difficile da analizzare proprio in virtù del fatto che si esulano i generi tradizionali. Anche se il personaggio affidato a Valerio Mastandrea strappa risate in più occasioni, il film di Zanasi non si colloca nell&#8217;ambito della commedia, anzi, è intriso di malinconia, amplificata da una colonna sonora molto languida e presente. La riflessione politica insita nel film si concentra su un tema su cui oggi si riflette spesso, quello di &#8216;economia sostenibile&#8217;. Enrico Giusti prova, nel suo piccolo, a sistemare le cose nel modo migliore per tutti, per i dipendenti e per i suoi capi. Il suo personaggio sembra genuinamente preoccupato per la sorte delle aziende di cui si occupa ed eliminare gli imprenditori incapaci, per lui, è quasi una missione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il regista lavora per associazioni ed evocazioni, inframezzando la narrazione tradizionale con pause che potremmo definire poetiche. Il risultato è un prodotto affascinante, </span><span style="font-weight: 400;">un connubio perfetto di ironia e dramma, dove i rapporti sentimentali, familiari e lavorativi tra le persone non appaiono mai scontati e risolti.<br />
</span></p>
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		<title>Al via il Festival del Cinema dei Diritti Umani</title>
		<link>https://www.mastercinematv.it/al-via-il-festival-del-cinema-dei-diritti-umani/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2015 12:36:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stratos Cotugno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>  &#160; &#160; E&#8217; ufficialmente partita l&#8217;VIII edizione del festival del Cinema dei Diritti Umani: un&#8217;occasione importante per poter visionare film di qualità, dalla distribuzione difficile, e per confrontarsi con attivisti di calibro mondiale impegnati in battaglie sociali. A partire da ieri, ogni sera dalle 20 presso il teatro dell’Accademia di Belle Arti è dato [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400"> </span></p>
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<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">E&#8217; ufficialmente partita l&#8217;VIII edizione del festival del Cinema dei Diritti Umani: u</span><span style="font-weight: 400">n&#8217;occasione importante per poter visionare film di qualità, dalla distribuzione difficile, e per confrontarsi con attivisti di calibro mondiale impegnati in battaglie sociali. A partire da ieri, ogni sera dalle 20 presso </span><b>il teatro dell’Accademia di Belle Arti</b><span style="font-weight: 400"> è dato spazio alle proiezioni di due lungometraggi e tre corti. Tutti i titoli in programma sono replicati il pomeriggio del giorno seguente allo Slash Art/Music in via Bellini 45 dalle 16.30 alle 19.00.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">La serata di apertura ha proposto come primo film </span><b>My father’s land</b><span style="font-weight: 400"> di </span><b>Miquel Galofre, </b><span style="font-weight: 400">storia toccante incentrata sul tema dell’immigrazione.Si vedono i volti e si ascoltano le voci di tanti haitiani costretti ad  abbandonare il luogo natio per trasferirsi alle Bahamas,una terra che però non li ha accolti nel migliore dei modi. Il nome della pellicola è collegato al soggetto protagonista che dopo tanti anni ritorna nel suo paese, Haiti, per riabbracciare l’anziano padre.</span></p>
<p style="text-align: justify">A cui è seguito il film spagnolo<b> Captive Story</b><span style="font-weight: 400"> di </span><b>Sergio Garcia Locatelli</b><span style="font-weight: 400">, una vera e propria inchiesta giornalistica sugli abusi commessi dalle autorità di pubblica sicurezza spagnola nei confronti di tanti immigrati africani alla ricerca di fortuna nella penisola iberica.</span></p>
<p style="text-align: justify"><img class="aligncenter wp-image-2661 size-large" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2015/11/festival-diritti-umani-1-1024x682.jpg" alt="" width="750" height="499" /></p>
<p style="text-align: justify">Se i lungometraggi della prima serata trattano il tema dell’immigrazione i corti danno invece spazio al contrasto tra la sensibilità del bambino e la razionalità, o forse aridità, dell’adulto.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">In </span><b>The Chicken </b><span style="font-weight: 400">di </span><b>Francois Morriset</b><span style="font-weight: 400">, che è quasi un mediometraggio,siamo in un contesto di guerra e la fame regna sovrana. Ad una famiglia viene regalato un pollo,che sarà probabilmente il loro unico pasto di giornata; una bambina,la piccola della famiglia, farà di tutto pur di liberare l’animale. </span><b>Selfie </b><span style="font-weight: 400">di </span><b>Ali Erfan Farhadi </b><span style="font-weight: 400">e </span><b>Dogwood </b><span style="font-weight: 400">di </span><b>Hasan Guduz</b><span style="font-weight: 400">, i quali possono considerarsi dei supercorti, invece non danno spazio alle parole ma preferiscono far raccontare alle brevi immagini la delicatezza dei sentimenti dei bambini.</span></p>
<p style="text-align: justify">Se la prima giornata di Festival è stata così interessante e variegata non saranno da meno gli appuntamenti dei prossimi giorni che vedranno protagonisti nuovi film, registi, autori e giornalisti internazionali per sensibilizzare il pubblico sul tema dei diritti umani troppo spesso violati.</p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>&#8220;Per Amor Vostro&#8221; ora punta all&#8217;Oscar</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2015 15:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stratos Cotugno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il nuovo film di Giuseppe Gaudino Per Amor Vostro è tra i nove film italiani iscritti per la candidatura italiana agli oscar. Nelle sale dal 17 settembre, la pellicola si è ritagliata un posto speciale nell’ultima Mostra del Cinema di Venezia con la coppa Volpi assegnata alla protagonista Valeria Golino per l’interpretazione di Anna, una [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Il nuovo film di Giuseppe Gaudino </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;"><i>Per Amor Vostro</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;"> è tra i nove film italiani iscritti per la candidatura italiana agli oscar. Nelle sale dal 17 settembre, la pellicola si è ritagliata un posto speciale nell’ultima Mostra del Cinema di Venezia con la coppa Volpi assegnata alla protagonista Valeria Golino per l’interpretazione di Anna, una donna dal passato difficile e in bilico tra paura e voglia di riscatto. </span></span></p>
<p>“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Una prova maiuscola per la Golino che si è dovuta confrontare anche con la lingua dei segni &#8211; spiega il regista -. Anna riesce a trasmettere concetti forti ed emozioni senza l’uso della parola sia al lavoro (è una suggeritrice in Tv) sia in famiglia (ha un figlio sordomuto). Un personaggio al limite, immerso nelle sfumature grigie di un bianco e nero che ho utilizzato per sottolinearne l’ignavia, così come nelle armonie e nelle dissonanze delle musiche che accompagnano i momenti cruciali del film. Del resto Napoli è così, una città in cui coabitano bellezza e brutture, eterne e forti contraddizioni che inevitabilmente generano un rapporto di amore-odio”. </span></span></p>
<p><img class="alignleft wp-image-2032" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2015/09/per_amor_vostro_set.jpg" alt="per_amor_vostro_set" width="463" height="309" />“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Ho avuto molta libertà con Gaudino &#8211; dice la Golino a proposito del rapporto con il regista -. Durante la lavorazione Giuseppe diceva sempre qualcosa che mi lasciava sospesa, che spiazzava e destabilizzava. E’ il regista di attori più curioso con cui abbia mai lavorato”. E il suo rapporto con Napoli? “Questa città vive la sua leggenda quotidianamente &#8211; risponde Valeria Golino -. Io sento questa bellezza, questa leggenda, e le contraddizioni che la accompagnano ogni volta. A Napoli ho vissuto, ci sono cresciuta da piccola, e ci ho lavorato quattro volte per vari film. Napoli ti arriva addosso, ti aiuta a costruire il personaggio, a fartelo sentire veramente tuo”. </span></span></p>
<p>“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Il film è lo specchio della nostra città &#8211; dice Gaetano Di Vaio, uno dei produttori del film &#8211; in cui si cade ma ci si rialza sempre. Quando tutto sembra perduto riemerge la speranza, e infatti il nostro è un film di speranza”. “Ed è anche un film molto particolare &#8211; precisa Dario Formisano, un altro dei produttori del film -. E’ nato con un handicap: budget contenuto e tempo inadeguato; sicuramente avrebbe avuto bisogno di più tempo per essere girato. Però la scommessa è stata vinta: con molta audacia e dedizione abbiamo sistemato le cose strada facendo.”</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;"><i>Per amor vostro</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;"> è dunque una pellicola atipica, tanto forte quanto delicata, visionaria e realista: con questo film Napoli emerge in tutta la sua contraddittoria bellezza e il cinema italiano, quello vero, dimostra di avere ancora tanto da dire.</span></span></p>
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