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		<title>&#8220;Veleno&#8221;, la parola ai protagonisti</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Sep 2017 20:47:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Per la presentazione alla stampa del film &#8220;Veleno&#8221; di Diego Olivares, nel cinema Modernissimo sono presenti il regista insieme con gli attori Luisa Ranieri, Salvatore Esposito, Miriam Candurro, Gennaro Di Colandrea, Marianna Robustelli e Nando Paone. Il film ha avuto riscontro positivo alla 74^ edizione della Mostra del cinema di Venezia e approda in 40 [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per la presentazione alla stampa del film &#8220;Veleno&#8221; di Diego Olivares, nel cinema Modernissimo sono presenti il regista insieme con gli attori Luisa Ranieri, Salvatore Esposito, Miriam Candurro, Gennaro Di Colandrea, Marianna Robustelli e Nando Paone. Il film ha avuto riscontro positivo alla 74^ edizione della Mostra del cinema di Venezia e approda in 40 sale cinematografiche, “contro ogni più rosea aspettativa”, dice umilmente Olivares. “Veleno” è sorretto da un eterno dualismo tra veleno (della Terra ed interiore) e la possibilità di salvarsi: in mezzo ci sono le scelte che i vari personaggi fanno. “Si pensi al dualismo tra lupo e pecore – dice l’attore Nando Paone, che per la prima volta sullo schermo riveste il ruolo del cattivo – un lupo isolato non può nulla, sono i milioni di pecore che lo seguono a renderlo tale”.</p>
<div id="attachment_5797" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img class="wp-image-5797 size-medium" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2017/09/veleno-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Diego Olivares e Luisa Ranieri</p></div>
<p style="text-align: justify;">Immancabile il tema della criminalità organizzata, principale artefice dell’attuale stato della Terra dei fuochi. “Spesso l’associazione mafiosa che ha fatto più vittime non sparava ma dirigeva”, dice Salvatore Esposito che nel film fa da tramite tra brava e cattiva gente. “Bisogna sottolineare l’assenza dello Stato”, continua Esposito, “pensate a quanto possono fare i politici, più di un film, per aiutare le persone”. Oltre ad essere un film- denuncia, Veleno racchiude anche l’amore per la propria terra e per i valori della famiglia, da sempre assai radicati nel nostro territorio. “Rosaria rappresenta la speranza ed il coraggio di tante donne che combattono ogni giorno”, dice Luisa Ranieri del suo personaggio. Il produttore Gaetano di Vaio è contento della distribuzione del film:” Sicuramente oltre alle 40 copie nelle sale che abbiamo ‘conquistato’ – spiega – ‘Veleno’ è stato prevenduto a Sky e a Rai Cinema. È stata preparata anche una versione da diffondere nelle scuole con piccolissimi tagli. Inoltre è stato l’unica opera italiana selezionata quest’anno al Busan Festival del sud-est asiatico”. Presente in sala anche Marzia Caccioppoli dell’associazione “Noi genitori di tutti”. Dopo la perdita di suo figlio, dice: “Vi chiedo da mamma di farvi promotori di questa causa affinché un giorno i nostri bambini non dovranno marciare con striscioni con Vogliamo vivere”. “Veleno” è portatore di un messaggio di speranza. “In una realtà in cui andarsene non è per forza segno di rinuncia e restare non è per forza segno di sconfitta – conclude il regista Olivares – bisogna tuttavia chiedersi: Cosa fare per sé stessi e per la terra in cui si è nati? Cosa fare per restare?”</p>
<p><strong>Giulia Fornaro<br />
</strong><strong>Gisa Maiello</strong></p>
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		<title>ANDREA GARELLO, L’AVVENTURA DELLO SCENEGGIATORE</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2016 13:51:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La seconda giornata del ciclo 2016-17 del Master in Cinema e Televisione dell’Università Suor Orsola Benincasa è anche la prima del corso di Sceneggiatura di Andrea Garello, autore di fiction per la Tv (come la sitcom Disokkupati) e di film di successo come la commedia Smetto quando voglio. Il tema della lezione è “cosa significa essere uno sceneggiatore e fino a che punto può essere complesso scrivere per una produzione televisiva o cinematografica”. Garello, che ha alle spalle una carriera ventennale che spazia dalla sceneggiatura all’insegnamento (di questi tempi alla Holden di Torino e al Centro Sperimentale di Roma), si racconta con autoironia: “Ho studiato alla Holden nel 1994. Da allora ho scritto di tutto, per passione e per necessità. Cartoline comprese”.</p>
<p><a href="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2016/11/garello.jpg"><img class="alignright wp-image-4862 size-medium" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2016/11/garello-300x223.jpg" alt="garello" width="300" height="223" /></a>Tra i lavori che hanno dato maggior soddisfazione allo sceneggiatore c’è invece Amnèsia, lungometraggio scritto a quattro mani con Gabriele Salvatores e candidato ai Nastri d’Argento nel 2002 per il premio al miglior soggetto. “Avevo 34 anni – racconta Garello – e scritto un solo film, il primo di Gabriele Muccino (Ecco fatto, ndr). Dopo un lavoro insieme su una pubblicità, Salvatores mi chiese di scrivere addirittura una sceneggiatura. Ero sbalordito. Solo dopo ho capito che voleva me perché gli piacevo come ‘personaggio’, con i capelli lunghi e il mio skateboard: vedeva in me una sua proiezione fantastica”. Fu difficile l’esperienza con Salvatores? “Certo l’onore comporta un onere: avvertii una grossa responsabilità, che si trasformò in una lunga gestazione del copione. Fu allora che mi resi conto di una regola d’oro di questo lavoro: nella sceneggiatura ogni parola ha un costo. Mentre scrivo devo badare sempre a quello che il produttore del film dovrà spendere per visualizzare sul serio quello che io sto scrivendo”.</p>
<p>Cosa vuol dire scrivere una sceneggiatura? E cosa cambia se si scrive su commissione? “Chi scrive per il cinema – spiega Garello – dev’essere innanzitutto un appassionato, avido di storie. Ma vedrete che l’ispirazione della scrittura dovrà poi confrontarsi con la realtà, con le reali possibilità della messa in scena. È per questo che lo sceneggiatore è chiamato a lavorare anche sul set: deve inventare qualcosa ogni volta che la realtà del set si oppone alle invenzioni predisposte dalla sceneggiatura iniziale”. Le condizioni dettate dallo show-business possono all’occorrenza trasformarsi in un’autentica dittatura, in grado di scoraggiare i professionisti con meno passione.</p>
<p>Francesco Paolo De Angelis</p>
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