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	<title>mastercinematv.it &#187; Arturo Lando</title>
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		<title>GIOVANNI PALOMBA, L’ALLIEVO MCT SUL PODIO DI “MARIE CLAIRE”</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2019 08:15:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Arturo Lando]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2019/08/giovanni-palomba.jpg"><img class="alignleft wp-image-6351 size-medium" src="http://www.mastercinematv.it/wp-content/uploads/2019/08/giovanni-palomba-200x300.jpg" alt="giovanni-palomba" width="200" height="300" /></a>“Grazie a quest’avventura, alle riflessioni che ha portato, mi sento già una persona più evoluta”. Sono parole di Giovanni Palomba, allievo 2019 del Master in cinema e televisione dell’Università Suor Orsola, parole riportate a caratteri cubitali sul numero di agosto del mensile Marie Claire. Parole che sono la testimonianza del terzo posto – in raltà secondo tra i lavori in film – conquistato da Giovanni nel contest “Bodytelling”, organizzato dalla celebre rivista di moda e costume in questa primavera 2019. Come? Il mensile edito da Hearst ha selezionando 20 strutture di formazione tra le migliori scuole e le accademie italiane di filmmaking, arte, moda e comunicazione, e ha proposto a tutti i loro allievi di realizzare lavori sul tema “Il corpo e l’identità della donna oggi”. Nei termini previsti per la consegna, alla rivista che ha sede a Milano sono arrivati addirittura 150 lavori tra video, progetti fotografici, inchieste, docufilm e sondaggi multimediali. Nel corso della finale, nel Teatro No’hma di Milano, osservando i lavori dei 20 finalisti (uno per ogni accademia, selezionati da una giuria di professionisti dello spettacolo e della comunicazione) abbiamo assistito così a una perfetta riflessione-in-immagini sull’identità femminile secondo la Generazione Zeta, secondo i ventenni che oggi producono immaginario. I lavori sono tutti visibili alla pagina web <a href="http://www.marieclaire.com/it/bodytelling-progetto" target="_blank">www.marieclaire.com/it/bodytelling-progetto</a>.</p>
<p>Ma che informazioni ci arrivano sull’identità femminile dalla nuova generazione? Prendiamo i vincitori. “Color”, il primo classificato (di Ana Gabriela Teran e Yara Ghaouch, Domus Academy, Milano), che racconta con immagini astratte e potenti i sentimenti contrastanti che accomunano le donne nei confronti delle mestruazioni: il risultato è un tabù sdoganato. Nel secondo classificato, “La muta”, è una donna, cioè l’allieva Martina Domenici della scuola Mohole di Milano, a descrivere l’esigenza di abbracciare un’identità femminile da parte di un uomo che dapprincipio si sente come una specie di licantropo: ecco dunque un altro tema, la transessualità, di cui potrà trattare con sempre maggiore libertà.</p>
<p>Terzi classificati, ex aequo, Cristina Sinelli dello Ied (Milano) – che con un sondaggio e un progetto fotografico riesce a rendere assolutamente normale l’argomento della masturbazione femminile – e Giovanni Palomba del Master in cinema e televisione dell’Università Suor Orsola, unico rappresentante maschile tra i vincitori della competizione nonché unico allievo di un’accademia napoletana in mezzo a vincitrici provenienti da scuole milanesi.</p>
<p>“The Shame of Water”, il lavoro di Giovanni, lo si può vedere a questo link: <a href="http://www.marieclaire.com/it/attualita/gossip/a28120250/bodytelling-terzo-premio/" target="_blank">www.marieclaire.com/it/attualita/gossip/a28120250/bodytelling-terzo-premio/</a></p>
<p>Il tema della vergogna del proprio corpo è raccontato nel piccolo film con inventiva, empatia e gusto per la sperimentazione. Basti dire che tre diversi tipi femminili sono rappresentati sullo schermo da altrettante bottiglie che, in “quadri” tra essi separati – e inoltre cariche di liquido luminescente – si stagliano su sfondi neri raccontando le proprie storie (ciò grazie alla voce-pensiero donata loro delle brave giovani attrici Ilaria De Filippis e Agnese Licenziati, e sul magnifico tappeto di pulsazioni elettroniche della colonna musicale di Raffaele Vitiello). “Ho scelto tre storie emblematiche – spiega Giovanni sul numero di Marie Claire di questo mese –: la discriminazione sul lavoro di un’attrice giudicata solo per l’aspetto. Il terribile fenomeno del ‘body shaming’, cioè la vergogna del proprio corpo che può arrivare a schiacciare un’adolescente. Infine la violenza da parte di un compagno, dramma di questa epoca. Nell’ultimo caso ho pensato per sottrazione: il liquido dentro la bottiglia, l’essenza vitale della persona, viene prosciugata”.</p>
<p style="text-align: justify;">Antonella Bussi, il direttore di Marie Claire, nell’editoriale che apre il numero di agosto ha ripreso la narrazione e le parole di Giovanni, quelle che ha poi riportato a caratteri cubitali all’interno del giornale: “Ho ascoltato ragazzi – scrive il direttore Bussi a proposito dell’avventura del contest – dare consigli a noi donne perché a volte siamo noi le peggiori nemiche di noi stesse. E dire che lavorare a questo progetto li ha aiutati a crescere”.</p>
<p><strong>Arturo Lando</strong></p>
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