La comicità di Maccio Capatonda (al secolo, Marcello Macchia) ritorna sul grande schermo. Il comico e regista, che ha esordito l’anno scorso al cinema con “Italiano Medio”, recita in quel “Quel Bravo Ragazzo” (Medusa Film), dal 16 novembre nelle sale. Solo come spalla, però: il ruolo principale è affidato al collega e amico Herbert Ballerina ( nome d’arte di Luigi Luciano).
Regia e sceneggiatura sono entrambe di Enrico Lando (autore della serie “I Soliti Idioti” e annessa trasposizione filmica), ma – almeno nella trama – non si fatica a ritrovare quasi subito un filo conduttore con il precedente “Italiano Medio”. Anche il nuovo lungometraggio infatti, ruota intorno alle surreali vicende di un personaggio goffo e radicalmente inadeguato.

Sicilia. Leone (Ballerina), figlio estraniato dello spietato boss mafioso Don Costabile (Mario Pupella), viene riportato di gran carriera alla corte del genitore morente così da poter prendere in mano le redini del business di famiglia. Con buona pace degli sgherri che si accolleranno la salvaguardia del giovane, il nevrastenico Vito (Tony Sperandeo) e il meno irruente Salvo (Enrico Lo Verso), urge educare Leone alla futura vita da boss. E sorge immediatamente un problema: il tanto mite quanto svampito trentacinquenne ha speso l’intera vita a fare il chierichetto. In altre parole, è quanto di più lontano ci sia dal malavitoso che dovrebbe diventare.

Con una commedia demenziale, ma con un ritmo più ragionato rispetto al precedente lavoro, l’entourage di Maccio e il regista Enrico Lando portano uno spiraglio di ilarità nell’offerta italiana di cinema e fiction sulle mafie.

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