“Molly’s game” è diretto da Aaron Sorkin (il celebre sceneggiatore di “The Social Network” e “Steve Jobs”) è una lezione di scrittura impeccabile e precisa, che non lascia nulla al caso. I fili si diramano senza mai perdersi e si ritrovano sempre in convergenze mai banali o prevedibili, impedendo qualunque calo di attenzione. Lo spettatore è travolto dal ritmo incalzante di questo ‘biopic’, smontato e rimontato continuamente come un puzzle, vivendo la frammentarietà e la continua lacerazione che caratterizzano la vita di Molly Bloom (Jessica Chastain), ex-pattinatrice geniale cresciuta nell’ombra del padre. Nel desiderio di essere sempre impeccabile e autorealizzata, Molly compie continuamente mosse di gioco tanto geniali quanto pericolose che la porteranno a diventare la principessa del poker clandestino. E’ un gioco, quello di Molly, che tiene sulle spine, che è sempre minacciato da pericoli e passi falsi, da cadute tanto imprevedibili quanto i lapsus e gli scatti nevrotici che riaffiorano dall’inconscio, altro grande protagonista del film. E’ infatti anche e soprattutto un film sul lato insondabile e segreto della mente, sui fantasmi che la abitano e che condizionano una protagonista che non è realmente padrona della sua vita.
Famiglia, inconscio, rischio e successo non sono certo novità nel momento in cui si ha a che fare con un film biografico, genere tanto votato alla ricomposizione della vita di un individuo quanto alla sua agiografia. Eppure Sorkin, con ironia e acutezza, riesce a sfiorare solo lateralmente il tipico racconto edificante cercando di svelare i meccanismi inconsci oltre che sociali di un soggetto essenzialmente autodistruttivo e difficilmente racchiudibile in una lettura univoca.
unnamed-3“Molly’s Game” è una corsa continua, sostenuta da un montaggio incalzante e da dialoghi brillanti e veloci, oltre che da continui colpi di scena. Il montaggio e il rapporto parola-immagine delineano la velocità di un pensiero accelerato e sempre una mossa in avanti, il pensiero della mente geniale di una grande giocatrice come Molly. Il tempo del racconto si fa qui specchio del ritmo esistenziale della protagonista presa in un’autentica fuga dal suo passato e dai suoi fantasmi mai affrontati e che la condizioneranno per sempre. E’ questo un film sull’imprevedibilità di un’esistenza che in fondo non si può controllare del tutto, e che si mostra ancor più insostenibile proprio quando in cui si fa di tutto per esserne padroni.

Edoardo Esposito

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