Era il 1990 quando uscì la miniserie IT, due puntate riunite in un’unica visione per il cinema. Tra tagli e impedimenti tecnici e sociali dell’epoca non fu possibile realizzare una trasposizione fedele: nonostante ciò l’opera ebbe un impatto abbastanza forte da renderlo un cult soprattutto grazie a Tim Curry nei panni di Pennywise. E proprio come la creatura si risveglia dal suo letargo dopo 27 anni, nel 2017 arriva un nuovo adattamento del libro di Stephen King pubblicato nel 1985.

stephen_kings_itGià autore del film “La Madre”, è l’esordiente Andrés Muschietti a dirigere il film. Prende le redini del progetto dopo l’abbandono di Cary Fukunaga (autore della prima stagione di True Detective) riprendendo solo parte del materiale. Sembra infatti che le divergenze tra le richieste della Warner e la creatività di Fukunaga abbiano portato alla rottura sul progetto. È importante sottolineare questo evento dovendo considerare alcune parti della trama, ritenute da parte del pubblico come buco narrativo: la versione di Fukunaga era improntata su un aspetto molto più adulto e psicologico, sostenuto da un crescendo permesso dalla divisione in due parti dell’opera. La ripresa parziale dello scritto e la necessaria rimaneggiatura autoriale di Muschietti hanno portato alla risoluzione di quei “vuoti” con soluzioni visive e sfuggenti, di non immediata comprensione.

Pur con questo travagliato percorso svolto dal 2009, il film è arrivato nelle sale incassando il record di miglior esordio internazionale di sempre per un film horror. In un cast giovane e talentuoso composto quasi interamente da esordienti, tra tutti spicca Bill Skarsgård, l’interprete del nuovo Pennywise. Il film riesce a entrare a giuste dosi nella singolarità del racconto corale, mostrando come i protagonisti affrontino un male indicibile e superiore che subentra nelle loro vite in una fase delicata, quando non sono né bambini né pienamente adolescenti.

Nota finale per quanto riguarda il rapporto tra libro e film. Il rispetto per l’opera originale, quando non è semplice materiale di sfondo, è sempre oggetto di lodi o critiche. Nello specifico, IT è la miglior trasposizione possibile del romanzo. Per capirci, tutto ciò che manca non era essenziale. Il discorso terrà ovviamente impegnati quelli che hanno amato il romanzo originario. E che ora, sul grande schermo, attendono la già annunciata seconda parte.

Mirko Cipriano

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