Esce il 3 dicembre nelle sale italiane in the Heart of the Sea, l’ultima fatica del regista premio oscar Ron Howard tratta dal romanzo Nel cuore dell’oceano – Il naufragio della baleniera Essex di Nathaniel Philbrick.

La storia narra di quando nell’inverno del 1820 la baleniera Essex guidata dal comandante George Pollard venne attaccata da un enorme capodoglio e di come i sopravvisuti a questa tragedia hanno dovuto lottare per rimanere vivi nell’attesa di essere soccorsi. Pochi marinai si salvano e tra di loro Thomas Nickerson, che all’epoca era poco più di un bambino. Costui trent’anni dopo e con un’iniziale riluttanza accetta di raccontare l’esperienza vissuta allo scrittore Herman Melville. Così nasce uno dei capolavori della letteratura di tutti i tempi: “Moby Dick”.

Il film vanta una schiera di attori internazionali di altissimo livello. Assoluto protagonista della pellicola è Chris Hemswort alla sua seconda collaborazione con Howard, dopo lo splendido Rush, l’attore si è sottoposto ad una dura dieta per entrare al meglio nel personaggio e poter catturare il suo periodo di sofferenza, dopo l’attacco della balena. Nella parte di Nickerson da vecchio figura l’attore Irlandese Brendan Gleeson, in stato di grazia dopo l’incredibile interpretazione in Calvario film di John Michael McDonagh, datato 2014. Nei panni di Melville c’è invece Ben Whishaw,  l’indimenticato Jean-Baptiste Grenouille di Profumo – storia di un assassino datato 2006 a opera di Tom Tykwer.

Il film conta su maestosi effetti speciali, che traspaiono sul grande schermo attraverso immagini potenti e vive, grazie alle quali Howard ha potuto ricreare una sorta di dualismo: attraverso infatti delle immagini belle e appaganti per lo spettatore racconta una storia di frustrazione e di impotenza sia visiva che fisica di fronte alla letale magnificenza della natura. Un film che parte da questo presupposto per raccontare una storia intrisa di valori umani e metaforici, in grado di far riflettere sulle implicazioni che la parola ‘sopravvivere’ comporta e i rimpianti e la rabbia che scaturiscono dalla consapevolezza che bisogna a volte perdere l’umanità per poi poterla riabbraciare.

Il regista dopo Rush e altre sue pellicole ritorna a raccontare di una storia realmente accaduta, ed è proprio in quella realtà che il genio di Ron Howard riesce a impiantare il mito, come un novello Omero le sue non sono semplici storie di uomini, ma bensì racconti sul genere umano e le sue mille sfaccettature. Lui fa tutto ciò attraverso una tecnica sempre innovativa e all’avanguardia, ma anche grazie ad una sensibilità e un tocco unico, presente solo nei gradi artisti.

 

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