Hostiles è diretto da Scott Cooper (Crazy Heart, Il fuoco della vendetta, Black Mass) e vede Christian Bale nel ruolo di un capitano dell’esercito statunitense al tempo del vecchio West, e Rosamund Pike nel ruolo di una donna a cui è stato strappato tutto, casa e famiglia, in un assalto ordito dai Pellerossa. La sfida del film è una narrazione non unilaterale e stereotipata del rapporto tra i nascenti Stati Uniti e i Nativi, cosa non facile considerando che si tratta di una storia che il cinema hollywoodiano ha raccontato fin dalle sue origini. In Hostiles molti dei personaggi sono vittime e al tempo stesso carnefici, uomini e donne presi in un circolo di odio e di colpe, vissuto come un destino insondabile e forse inevitabile. Non ci sono eroi senza macchia come non ci sono antagonisti senza spiragli di umanità. L’Altro è il vero dilemma del film: nemico o possibile amico? L’ostilità è davvero l’unica strada percorribile oppure è possibile trovarne di altre?

Hostiles-Movie-Review-Christian-BaleL’intera vicenda è un viaggio verso la Valle degli Orsi, dove Falco Giallo (Wes Studi) può morire in pace, ed è anche un percorso di riappacificazione. Tuttavia non si tratta di un viaggio mite e indisturbato: la pace è intermittente, disturbata, zittita da momenti di violenza acuta, cruda, spesso leggermente dilungata. Si percepisce un contrasto intestino alla sceneggiatura, sospesa tra solennità e violenza latente, che sconvolge ma nel contempo è compiacente verso un pubblico affamato di azione e giustizia “tutta e subito”. Rivela anche una lotta interna alla vicenda stessa, che presenta in sé un anelito alla pace sempre strozzato appunto dall’ostilità. Tutto ciò satura il film, fa proliferare gli antagonisti e i momenti tragici.

La crudeltà si alterna alla crepuscolare intimità dei momenti più conviviali e alla magnificenza degli spazi naturali grazie ad una fotografia duale, almeno quanto il sonoro e la colonna sonora. La fotografia di Masanobu Takayanagi (Il lato positivo, Il caso Spotlight) è potente ed elegante, epica ed intima, spietata e meditativa. C’è da augurarsi che questo film contribuisca a ricordare le sofferenze di quanti persero la vita in quegli anni, da ambo le parti, e di quanti, per contrasti e incomprensioni, per ostilità, continuano a vivere disumanamente e a morire ingiustamente senza che gli sia stata data l’opportunità di una vita pacifica, forse l’unica che valga veramente la pena di vivere.

Edoardo Esposito

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