E’ già considerato un cult l’ultimo film del regista olandese Paul Verhoeven(RoboCop, Atto di forza, Basic Instinct), candidato agli Oscar 2017 nella categoria “Miglior attrice protagonista”. Elle – così si intitola l’acclamata pellicola tratta dal romanzo Oh… di Philippe Djian – vanta infatti una straordinaria Isabelle Huppert (La pianista, Un affare di donne) nei panni di un capo d’azienda la cui vita viene stravolta in seguito a un’aggressione.

La risoluta e determinata Michèle – la donna interpretata dalla Huppert – capo di una compagnia di videogiochi, con alle spalle un passato tormentato e relazioni infelici, viene picchiata e violentata in casa da un misterioso malvivente in passamontagna. Si accende così nella protagonista il desiderio di vendetta verso l’uomo che ha violato il suo corpo e la sua privacy. E’ abitudine dell’aggressore, infatti, lasciare “messaggi” in giro per l’abitazione della donna e contattarla ripetutamente al cellulare. La paura di ammettere di aver bisogno d’aiuto porta la protagonista a non confessare l’accadimento a nessuno dei suoi conoscenti e, addirittura, ad iniziare a sospettare di chiunque la circondi. La sensazione di sentirsi insicuri a casa propria e sul lavoro è accentuata dalle controparti maschili di questa storia, tutti potenziali colpevoli: l’ex marito ancora legato a lei, l’amante possessivo, il figlio viziato, il collega invidioso, il dipendente innamorato e il vicino di casa fin troppo disponibile.
L’impresa della donna all’insegna dello smascheramento del suo aggressore avrà non pochi ostacoli, accentuati dalla sfiducia di quest’ultima nelle forze dell’ordine e dai precedenti problemi con la giustizia. Inoltre lo “scossone” iniziale farà avvertire a Michèle il bisogno di risolvere le diverse questioni personali che da tempo lasciava in sospeso, come il rapporto conflittuale con sua madre, l’abbandono di suo padre ergastolano, la confessione di una relazione clandestina.
L’aggressore – che viene smascherato quasi sul finale del film – riesce inoltre a manipolare la donna a tal punto da incastrarla in una relazione in cui lei sembra sviluppare una sorta di Sindrome di Stoccolma nei suoi confronti. L’unica alternativa che Michèle ha per liberarsene, e per riprendersi finalmente la sua meritata pace, sarà chiedere aiuto a suo figlio Vincent, disposto a compiere un gesto atroce pur di concedere alla madre la sua vendetta.

La delicatezza con la quale Verhoeven racconta una storia così cruda e pesante, è senza dubbio il punto di forza fondamentale – nonché fil rouge – di questa sua ultima opera. Alcuni critici già parlano di “rivoluzione del cinema europeo”, altri di “vero film femminista”…. Una cosa è certa, ovunque lo si voglia collocare, Elle rimane un film duro perché incentrato sulla spietata realtà dello stupro, e su quanto un avvenimento del genere possa cambiare profondamente sia la vita della vittima che quella di chi la circonda.

 

di Sabrina Coppola

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